Cinque generazioni di legno nelle mani, e una domanda sempre più urgente nella testa: come si trasforma un’eredità artigiana in una visione capace di reggere il futuro?
Andrea Stalletti ha smesso di farsi guidare dalle urgenze di cantiere e ha iniziato a scegliere una direzione: per l’azienda, per la sua famiglia, per i prossimi quindici anni.
Ecco il racconto del suo cammino professionale e di quello che è cambiato dopo l’incontro con Private Community, “l’organizzazione per lo sviluppo imprenditoriale in grado di rendere disponibili cultura e strumenti avanzati per realizzare grandi Vision, ottenendo successo e ammirazione”.
Da cinque generazioni la mia famiglia lavora il legno.
Siamo partiti come segheria storica, poi negli anni Settanta mio padre ha iniziato a costruire tetti e con mio zio è nata la Fratelli Stalletti S.A.S.
Nei primi anni Duemila, con l’arrivo dei macchinari a controllo numerico, abbiamo fatto un passo in più: è nato lo Studio Tetti Stalletti S.R.L., con l’ingresso mio e di mio fratello nella società. Da lì non solo tetti, ma coperture, strutture ed edifici in legno: carport, pergolati, berceau, costruzioni complete.
Per anni però ho vissuto nel day by day: cantieri, urgenze, clienti, meteo… Sempre di corsa, senza alzare davvero la testa per chiedermi: «Dove voglio portare l’azienda tra 15 anni?» e «Che cosa voglio lasciare ai miei figli e al mio team?».
Entrando in Private Community ho iniziato a mettere nero su bianco quello che avevo solo dentro.
Con il CED (Core Emotional Desire) e il lavoro su Vision & Mission, ho finalmente visto scritta davanti a me la direzione: non solo cosa facciamo, ma perché lo facciamo e dove vogliamo arrivare.
Con Combine, una piattaforma avanzata di Intelligenza Artificiale che trasforma la gestione quotidiana del business, ho sbloccato cose che da anni rimandavo:
- definire seriamente l’ERP (o Enterprise Resource Planning, il software gestionale integrato che automatizza e coordina i processi aziendali fondamentali) per l’azienda;
- strutturare meglio la ricerca del personale;
- prendere impegni concreti davanti alla community e portarli avanti.
E sul famoso “non ho tempo”? Io vivo a Milano, l’azienda è in Valcuvia, 90 km ad andare e 90 a tornare; una famiglia, due figlie, un’azienda che lavora nelle case delle persone.
Per anni mi sono raccontato che non avevo tempo e ancora oggi, ogni tanto, è una via d’uscita comoda.
La verità è che quando qualcosa mi interessa davvero, il tempo lo trovo.
Mi alzo alle 5 di mattina, sono in azienda alle 7, mi ritaglio spazio per allenarmi e per la Community. Non perché le giornate siano diventate più lunghe, ma perché ho smesso di riempirle solo di urgenze. Oggi la Community per me è questo:
- confronto vero con imprenditori simili;
- maggiore consapevolezza su chi sono e dove voglio portare l’azienda;
- uno spazio in cui non mi racconto più la solita storia del “non ho tempo”, ma mi chiedo se sto mettendo davvero al centro ciò che è essenziale.
E sono giunto alla consapevolezza che tutto ruota intorno a questa domanda, che rivolgo a chi mi sta leggendo: «Che cosa cambierebbe in azienda se ti concedessi un pomeriggio per pensare?».

